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Descrizione progetto

RESTAURO ABAZIA DI S.BIAGIO IN CAPRILE 
DESCRIZIONE DEL PROGETTO

 
Il complesso monastico di S.Biagio in Caprile, la cui fondazione risale probabilmente al 1030 è situato nell’estremo lembo della Provincia di Ancona, ai confini con l’Umbria, presso l’abitato di Campodonico di Fabriano (Ancona); è uno dei numerosi insediamenti monastici benedettini che tra i secoli VI e XIII interessarono il territorio marchigiano.
Costruita prevalentemente in pietra calcarea locale è fortemente caratterizzata dal corpo di fabbrica che ospita , al piano terra, la chiesa un tempo affrescata dall’ignoto Maestro di Campodonico.

Composta da una unica aula molto stretta e lunga voltata a botte che occupa l’intero lato est, costituisce il nucleo originario del complesso su cui si sono innestati successivi corpi di fabbrica la cui costruzione non è scaturita da un disegno preciso ma piuttosto da adeguamenti funzionali operati nel corso dei secoli che hanno finito per trasformarla in una sorta di grande fabbricato rurale.

La sua vicenda storica recente è legata ad una serie di vicissitudini che hanno portato alla perdita quasi totale del complesso, scongiurata da un primo intervento di consolidamento e nel 1998 da un secondo è più consistente progetto in parte realizzato con i fondi stanziati con la Legge per il Giubileo del 2000, che ne ha consentito in soli 18 mesi la riapertura al pubblico come struttura turistica per l’accoglienza a basso costo.

 

Tale destinazione d’uso non ha comportato però rimaneggiamenti degli ambienti originari che sono rimasti sostanzialmete gli stessi così come tutta la rete degli impianti è esterna o ispezionabile per soddisfare un creterio di flessibilità di utilizzo quanto mai ampio, purchè rispettoso della storia del’abbazia.

La scelta fondamentale di questo progetto è stata quella di recuperare gli ambienti scampati al crollo o quanto meno quelli di cui rimaneveno le murature perimetrali e porzioni di solai e non ricostruire i volumi andati totalmente perduti, ma semmai “congelarne” le vestigia, quale testimanianza del suo, purtroppo, recente passato.
 
In particolare il cuore del complesso edilizio,che dove un tempo distribuiva tutti i tortuosi percosi verticali realizzato per addizione successiva di numerosi corpi di fabbrica fino a delimitare un piccolo chiostro interno, non è stato ricostruito.

 La fruibilità dei piani superiori è stata ricreata con una scala esterna in acciaio che pur ripercorrendo i percorsi originari, si pone come elemento nuovo ma del tutto provvisorio, una sorta di scala di cantiere, da rimuovere se mai si dovesse procedere a nuovi interventi sull’organismo edilizio, così come ha carattere provvisorio la grande vetrata con struttura in acciaio che delimita gli ambienti recuperati da quelli completamente crollati.
 
In definitiva il progetto attuale non ha avuto la pretesa di risolvere tutte le questioni di metodologia di intervento e prassi progettuale lasciate aperte dal confronto tra l’edificio storico e il suo grave stato di degrado.

L’obbiettivo perseguito era semplicemente quello di riconsegnare l’abbazia ad un utilizzo pubblico con un intervento tuttaltro che definitivo o presuntuosamente risolutivo: esso vuole solo rappresentare un momento, un nuovo punto di partenza, della sua ancora plurisecolare storia.